Comitato per la Lotta Contro la Fame nel Mondo di Forlì

Annalena - pag.8

Poi cominciammo a essere portate come esempio. Il primo fu un vecchio capo che ci voleva molto bene ... "Noi Mussulmani abbiamo la fede",ci disse un giorno,"e voi avete l'amore".
Fu come il tempo del grande disgelo. La gente diceva sempre più frequentemente che loro avrebbero dovuto fare come facevamo noi, che loro avrebbero dovuto imparare da noi a CARE per gli altri, in particolare per quelli più malati, più abbandonati.

Foto di Annalena giovane vicino a una capanna

Diciassette anni dopo, subito dopo il massacro di Wagalla, un vecchio arabo mi fermò al centro di una delle strade principali del povero villaggio, profondamente commosso perché in mezzo ai morti c'erano suoi amici, perché mi aveva visto quando mi avevano picchiato perché sorpresa a seppellire i morti mentre lui aveva avuto paura e non aveva fatto nulla per salvare i suoi invece io avevo tutto osato e rischiato per salvare la vita dei loro che erano diventati miei, e gridò perché voleva essere sentito da tutti: "Nel nome di Allah, io ti dico che, se noi seguiremo le tue orme, noi andremo in Paradiso".
A Borama, dove vivo oggi, la gente prega intensamente perché io mi converta al mussulmanesimo. Anche negli altri luoghi dove sono stata la gente a un certo punto cominciava a pregare per la mia conversione al mussulmanesimo. Me ne parlano spesso ma con delicatezza, aggiungono sempre che comunque DIO sa ed io andrò in Paradiso anche se rimarrò cristiana. Non vogliono che io mi senta ferita. E poi cercano di farmi sentire "assimilata" a loro, vicinissima. Mi raccontano ogni hadith in cui il profeta Muhamad sulle orme di Issa, Gesù, mangiava con i lebbrosi nello stesso piatto, aveva compassione dei poveri, mostrava amore per i piccoli.
Sono tornata in Italia per un mese a giugno di quest'anno. Mancavo da molti anni. Per la mia gente laggiù è stato un evento. Molti hanno temuto che qualcuno o qualcosa mi avrebbero impedito di tornare. Grande è stata la gioia di vedermi. E lo sheekh più amato, uno sheekh che è stato e continua ad essere l'insegnante di Corano per tutti gli altri sheekh della zona, è subito venuto nel mio ufficio e mi ha detto che, quando ero a Roma - per loro c'è quasi solo Roma in Italia - loro erano felici e condividevano nel pensiero e nella preghiera il mio pellegrinaggio, perché di autentico pellegrinaggio si trattava.
Loro, continuava a ripetermi Sheekh Abdirahman, giustamente orgoglioso della sua conoscenza, sanno che a Roma sono sepolti alcuni dei discepoli di Issa, Gesù, il loro grande profeta. Visitare i luoghi del loro martirio è uno dei pellegrinaggi che ogni mussulmano vorrebbe fare nel corso della sua vita. Ed è stato così che loro sentivano che erano loro ad avermi mandato in pellegrinaggio e mi attendevano perché raccontassi e condividessi.

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