Comitato per la Lotta Contro la Fame nel Mondo di Forlì
La passione per l’uomo rese consapevole Annalena che la cultura è liberazione: liberazione non solo dall’ignoranza, dalla solitudine, dalla sofferenza ma l’unica possibilità di entrare in un’esistenza che non conosce frontiere né confini di razze, di credo, di culture. Quando nel 1970 iniziò ad insegnare nella scuola superiore di Wajir, chiese subito per i suoi studenti mussulmani il Corano in inglese perché potessero capire il senso di quelle sure (versetti) apprese a memoria sin dai primissimi anni di vita nella lingua araba, a loro totalmente sconosciuta. Quando iniziò a curare i primi malati di tubercolosi, contemporaneamente creò all’interno del suo villaggio-ospedale “scuole” di alfabetizzazione, di inglese, di religione. E così fece in tutti gli altri posti dove le drammatiche vicende della guerra civile la portarono sino al villaggio ultimo di Borama : “ Oggi, tutto Borama canta il suo canto di liberazione e di vittoria e le parole più belle cantate con un pathos da strappare le lacrime le sanno inventare le prostitute, i mentecatti, i barboni, i ladri, i ragazzi di strada , gli ubriachi, i pù miserabili fra i poveri, quelli che fino a questo momento nessuno ha amato.. e queste creature ferite dallo stigma, dall’emarginazione acquistano una dignità mai conosciuta prima. Mentre guariscono dalla tubercolosi, imparano a pregare, a recitare bene il Corano, a leggere, a scrivere a ragionare a desiderare di cambiare la loro vita”.