lE PRIME PAGINE DEL LIBRO "Alla Corte di Caterina", opera prima di Loriana Rinieri Tassinari
Il secondo libro di Loriana.


LE PRIME PAGINE DI

" ALLA CORTE DI CATERINA "

opera prima di
Loriana Rinieri Tassinari


** Capitolo primo **


LIBERTA' ADDIO

1487. L'estate ha preso il sopravvento sulla primavera e i campi di farro ormai maturo circondano il mastio ed i ruderi di quello che una volta era il castello della Rocca delle Caminate. Davanti ai miei occhi le ultime colline della Romagna si aprono sulla pianura che porta al Castello di Ravaldino nella città di Forlì. E' l'ultimo giorno che passerò nella casa paterna. da domani farò parte delle damigelle della fastosa corte di Caterina Sforza Riario.

Sono uscita dal palazzo nell'ora più calda. lasciando la mamma e le mie sorelline Giulia e Maria, chine sugli eterni ricami e, almeno per questa volta, nessun rimprovero mi ha seguito, nessun brontolio sommesso. Ho trovato rifugio vicino alla pieve, nel boschetto che racchiude il venerato masso di Nostra Signora. E' un grande sasso a forma di trono. interamente coperto di muschi e fiori profumati dove, i vecchi raccontano, si sarebbe fermata a riposare la Madonna nel peregrinare terreno alla ricerca di anime da accompagnare in cielo; in questo luogo tante volte ho recuperato la pace ed anche ora prego Maria di volermi aiutare a rimanere pura ed a trovare conforto nella nuova vita che la famiglia ha scelto per me. Desideravo essere un cavaliere e non una ragazza, adoro le avventure, le armi, i cavalli, invece da domani dovrò rinunciare alla libertà e alle fughe da casa.

Le cicale interrompono il silenzio di queste ore di calura, nessun viandante sale la collina ed i contadini sono occupati nelle aie ombreggiate, nulla turba il mio pigro fantasticare. Lo sguardo si immerge in queste vallate, segue il lento fiume Acquaviva, contornato da campi ben coltivati. Tento di immaginare la città e l'esistenza frenetica che vi si conduce; mi mancheranno questi spazi aperti ed il verde della campagna.

Sposto lo sguardo verso Cervia, contesa patria del sale, cerco di figurarmela assieme al mare. In una chiara mattina di luglio il babbo mi ha portato sulla torre del castello, quasi interamente ricostruito, per assistere al sorgere del sole in uno strano luccichio argenteo all'orizzonte. Forse un giorno riuscirò a vedere quella distesa d'acqua, più grande di tutti i campi dei Belmonti.

Non vorrei abbandonare questi luoghi per i fasti dei grandi casati, purtroppo non ho scelta, perchè ho già dodici anni e non sono stata ancora promessa sposa. La mamma dice sempre che è a causa del carattere impulsivo e volitivo, adatto ad un maschio e non ad una ragazza di buona famiglia, mentre io mi ripeto che è per l'esigua dote che possono concedermi.

La fortuna dei Bramanti, la mia famiglia, mutò nel 1469, anno del matrimonio dei miei genitori, quando gli Ordelaffi, allora padroni di Forlì, cacciarono i Belmonti, i nostri vicini ed amici, dai legittimi possedimenti, distruggendo quasi completamente la Rocca delle Caminate; il babbo li difese strenuamente, divenendo uno dei bersagli preferiti dei Forlivesi, che ci lasciarono l'orgoglio di secoli di nobiltà e poco altro.

Oggi i matrimoni vantaggiosi sono la risorsa delle vecchie famiglie ed ora è il mio turno: sarò al servizio di madonna Caterina fino a quando questa non mi avrà trovato marito; lo ha già fatto con le mie sorelle maggiori, Eliana ed Elena, per rafforzare le alleanze dei Riario in Romagna ed assicurarsi il favore dei signori delle campagne circostanti.

Mi mancheranno le chiacchierate con Giulia, i romanzi inventati assieme a Maria che narrano di cavalieri coraggiosi che combattono per i nostri favori. Non potrò più sottrarre lo stallone di Lorenzo, il maggiore, per cavalcare come un ragazzo, libera di farlo correre e saltare.

Da domani sarò una damigella dedita solo al ricamo, alla musica, a rendere liete le ore della Signora, a farle apprezzare i meriti che dovranno compiacere un futuro marito; dovrò incantare per grazia, dolcezza e bellezza. Non ce la farò mai, non sono fatta così, non voglio essere di nessuno.

Sono alta e magra, uno spaventapasseri nonostante i nastri, i pizzi, le sete e gli organzini degli abiti nuovi che abbiamo appena confezionato. Ho lunghi capelli castani, lucenti e ondulati, adatti alle pettinature da damigella...



...Improvvisamente, verso Forlì, un polverone sul sentiero che sale la costa desta l'insaziabile curiosità che mi distingue: perchè cavalcare tanto frettolosamente in queste ore di calura? Mi nascondo dietro al 'trono' per evitare incontri pericolosi ed osservo tre uomini che si avvicinano. Due sono servitori a giudicare dagli abiti e dal loro modo di procedere, leggermente discosti dal primo.

Sbarro gli occhi, spalanco la bocca e, senza rendermene conto, mi alzo in piedi. Ho davanti a me la visione del 'principe' che ho amato da quando ero piccola e che un giorno sposerò; non credevo che esistesse al di fuori della mia immaginazione! Cavalca come se fosse parte dell'agile stallone nero pece, eretto, imponente, con occhi scuri e pungenti, ma dolci ed allegri. E' bellissimo: ha una carnagione colorita dal sole e dalla corsa, lucenti capelli castani gli ricadono sulla leggera tunica rossa, che lascia immaginare spalle ampie. E' molto più giovane degli accompagnatori, è appena un ragazzo.

Si è fermato, ride e con un balzo è a terra, mi prende per mano e mi fa uscire dall'inutile nascondiglio. Arrossisco indispettita per essere stata scoperta; sono confusa, come mai prima d'ora, dall'inaspettato contatto. La voce è piacevole, non ancora impostata come quella di un uomo maturo: "Contadina, non avere paura, non ti faremo del male, cerchiamo solo un pozzo per dissetarci, prima di proseguire il cammino, andiamo di fretta".

L'orgoglio ancestrale si risveglia, alzo la testa e con tutta l'alterigia di cui sono capace rispondo: "Sono madamigella Lucrezia Bramanti e voi, cavaliere, siete sulle terre che ci appartengono, ma non temete, l'ospitalità è sacra per noi. Potrete abbeverare i cavalli ed ottenere rinfreschi a due leghe da qui".


...E il libro continua.


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